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lunedì 29 maggio 2017

L'ALLENAMENTO

Ritorno alla normalità dopo il super torneo di beach volley.
Pineta, bungalow con la famiglia e due giorni no stop di mare tra importanti e forti atleti nazionali dello sport che più ci appassiona. Il beach volley.
Non eravamo solo spettatori, come quando si guarda la partita alla televisione, eravamo partecipanti, quindi giocavamo contro di loro.
L’abisso. Gioie e dolori.
I bambini che ti guardano e ti chiedono se hai vinto…
Ritorniamo alla normalità e riflettiamo a voce alta.
-         Allora Ines cosa hai imparato in questi giorni?
-         Mamma ho imparato che anche voi grandi avete voglia di giocare.
-         Brava amore!
-         Anche se mi sono un po' annoiata, non avevo le mie amichette.
-         Pazienza, amore, a volte ci si annoia un po', fa parte della vita. Anche io a volte mi annoio. Poi cosa hai imparato?
E allora le ho spiegato che nella vita si può anche perdere e che non si deve piangere se si perde, dobbiamo rimboccarci le maniche e allenarci per fare meglio.
Ci sono due tipi di sconfitte.
Quelle inevitabili, quelle non dipendono da te, perché giochi contro un campione e sai che non vincerai mai e allora dai il meglio di te stessa con il sorriso sulle labbra e la consapevolezza.
Quelle evitabili, quelle che dipendono anche da te! e allora devi sudare, faticare, sgobbare. Perché quello che non hanno capito i nostri figli è il concetto dell’allenamento, dell’impegno, del sudore. Loro sanno già fare tutto, pensano di essere nati “imparati”, vai a spiegare loro quanto si sono allenati per camminare bene, per parlare la loro lingua o per imparare a leggere e scrivere.
Lascia stare i fenomeni che campano di rendita.
L’allenamento è esercizio, è preparazione, è pratica.  I nostri figli vorrebbero saper fare tutto e subito e soprattutto vincere. Fateli perdere i vostri figli quando fate una gara di corsa, siamo realisti, come possono pensare di vincere contro di voi che siete grandi ed avete le gambe più lunghe. Facciamo capire loro che per vincere devono allenarsi, devono provare, devono esercitarsi. Solo così verranno fuori figli che si impegnano per ottenere una vittoria, che non danno niente per scontato!
 
E alla fine la gioia più grande.
-         Mamma prendi la palla ci alleniamo insieme!
 
 



E che soddisfazione vincere dopo un buon allenamento e tanta fatica, fradici di sudore e con le gambe a pezzi !!!

 

venerdì 12 maggio 2017

Ci vorrebbe un po' più di leggerezza

Ci vorrebbe un po' più di leggerezza nella nostra vita.

Siamo sempre alla ricerca della perfezione, della realizzazione di noi stessi, per poi cadere in una classica crisi di ansia da prestazione.

Siamo sempre alla ricerca di qualcosa da fare, da incasellare nelle nostre giornate, nelle nostre ore, nei nostri fottuti minuti.

E’ l’organizzazione totale del nostro tempo.
Come mai? Di cosa abbiamo paura, di restare indietro, o di annoiarci?
A volte è bello annoiarsi. Lo dico anche ai miei bimbi, in preda ai momenti “ e ora che si fa?” Ci annoiamo. Restiamo fermi senza fare nulla, magari a pensare, magari a non pensare.
Ssss Silenzio.




Si chiama leggerezza. È quella cosa che fa camminare a piedi nudi nell'aria, che aiuta a tralasciare i dettagli, che rende i pensieri soavi. È quella sensazione di non dover sempre programmare. È quel senso di libertà. È il vento che spettina i capelli e va bene così, anche con i capelli spettinati.

Sì, ci vorrebbe proprio un po' più di leggerezza.
 

giovedì 20 aprile 2017

La differenza che fa la differenza

A questo mondo non tutte le zucchine sono uguali alle altre e neppure le patate e i cetrioli. Si chiama varietà e la varietà andrebbe accettata. È la differenza che fa la differenza. Esiste. Poi se vuoi la assaggi sennò no. E ti può piacere oppure no. Se ti piace la rimangi sennò no. Sarebbe così facile.
 
 
 
E invece non è così semplice accettare la diversità. La differenza ci fa paura perché non rientra nella normalità. Ma cos'è la normalità? Chi decide ciò che è normale da ciò che non lo è?
Allora vado nel vocabolario e leggo: persona normale, che si comporta come la maggioranza.
 
Quindi se quasi tutti i ragazzi sono sempre con il telefonino in mano e non si guardano più negli occhi, vuol dire che sono tutti normali? Se quasi tutti i fumatori buttano le cicche per terra, è normale? Se quasi tutti pensano che un immigrato è un delinquente, è normalissimo? Se tutti fanno i furbi, allora è normale essere furbi, perché lo fanno tutti?
 
Insomma sono confusa.
 
Penso che devo trovare le parole giuste per far capire ai miei figli che quello che fanno tutti non è per forza il meglio. Glielo spiego. Ci provo, ma poi continuano a chiedermi le scarpe di Spiderman o fanno i confronti con i compagni di banco.
 
Questa necessità di somiglianza, di conformità è troppo forte.
 
Poi però mi viene in mente che anche io sono stata paninara e poi figlia dei fiori. Che anche io seguivo le mode ed ero felice se io e le mie amiche eravamo tutte innamorate del solito ragazzo. 
Mi ricordo che dopo arrivò il momento del diverso. Facevamo a gara a chi era più stravagante, più particolare, più strano. Ma si trattava comunque di omologazione. La normalità della diversità. Eravamo tutti diversamente normali. 

Allora ci penso e dico. Forse è meglio predicare il giusto, piuttosto è meglio raccontare le nostre vite, le nostre esperienze, quelle belle e quelle brutte. Forse è meglio far parlare i fatti e dare l'esempio. L'esempio di essere noi stessi, di non essere né uguali né diversi agli altri. Di essere semplicemente Silvia o Ines o Rocco. Di dire quello che pensiamo senza vergogna e di vergognarci solo a fare cose brutte. 
 
La nostra piccola rivoluzione deve partire dentro di noi, stare bene con noi stessi, a prescindere dai giudizi degli altri. Così possiamo fare la differenza.
 

martedì 21 marzo 2017

Il coraggio di ripartire

Abbiamo avuto finalmente il coraggio di ripartire... coraggio sì perché quando si smette, dopo tanti anni, si rischia di perdere l’abitudine. Non è facile iniziare di nuovo, fare il primo passo.
 
Non è stato così semplice decidere di lasciare i bambini con i nonni e non portarli dietro, perché alla fine è anche bello condividere con loro le emozioni.

Ma a questo giro no, avevamo bisogno di partire, insieme e da soli.  Avevamo solo bisogno di non avere orari né regole. Di non avere limiti. Di programmare il minimo indispensabile. Di camminare senza sosta, di fare il bagno nei fiumi, di fare l’amore di pomeriggio, di mangiare piccantissimo, di stare in silenzio nel deserto.

Sì perché il silenzio è importante, bisogna saperci stare nel silenzio, non averne paura.

 
L’Oman mi ha ridato il senso di libertà che mi apparteneva totalmente quando vagabondavo per le strade, lungo i miei viaggi. L’Oman mi ha fatto capire quanto è stato bello stare da sola con Pietro e quanto è stato altrettanto bello tornare a casa dai bambini, tra le nostre quattro mura, a fare la lotta sul lettone.

Impresse nella mia mente tante emozioni, sguardi, profumi, sapori.
Marcati nel mio cuore gli abbracci dei miei piccoli.

E oggi, che è il giorno in cui inizia una nuova primavera, l'ennesima primavera, oggi inizia una nuova consapevolezza, quella di dover sempre avere il coraggio di ripartire, in qualsiasi circostanza.  Perché solo se si riparte, si aprono nuovi orizzonti, nuove strade e nuove emozioni, non certo nell’immobilità.

E allora è venuto il momento di guardarci intorno e di ripartire, sempre.
 
Suk di Muscat
 
 
Piantagioni di datteri a Misfat - Oman

  
 
 
 
Wadi Shab e Wadi Bani Khalid - Oman
 
 
 




 
Wahiba sands - Oman

 
 
Spiagge di Sur - Oman



Sultan Qaboos Grand Mosque a Muscat - Oman 
 

 

 

 
 

venerdì 3 febbraio 2017

Sono salita sul palco


Qualche giorno fa mi sono incontrata con il gruppo del teatro "Né Arte Né Parte" di Arcidosso http://www.compagniateatrale.it. L'occasione era speciale, riguardare insieme lo spettacolo de "LA DAME DE CHEZ MAXIM" che veniva trasmessa su TV9. 

Ci siamo incontrati e ho riabbracciato tutti i miei compagni. Li ho guardati dritti negli occhi, quegli occhi che hanno condiviso con me tante emozioni, ed ho riconosciuto uno ad uno tutte quelle persone che mi hanno dato così tanto.
 

Ho iniziato per puro caso e sono rimasta per molti anni - Cercasi tenore (2002) di Ken Ludwig – Le sorprese del divorzio (2003), Il letto ovale (2004) di Cooney e Chapman, Un giardino di aranci fatti in casa (2006) di Neil Simon, Operazione Hans (2006) di Chapman e Pertwee, La Dame de Chez Maxim (2007). Sapete perché sono rimasta? Perché con loro ho trovato subito un fondamento di vita, un insegnamento, un sostegno e un segno di amicizia inequivocabile. 

A volte fai le cose per caso e ti cambiano la vita. Quella è stata una esperienza che mi ha rafforzato le spalle e al tempo stesso mi ha consentito di lasciarmi andare, lasciando nel cassetto schemi e pregiudizi. E tutto a prescindere dalla semplicità di quello che mettevamo in opera, quello è la parte esteriore, io parlo delle emozioni.
 

Sul palco ho capito che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse: il mondo appare diverso da lassù, è proprio quando si crede di sapere qualcosa, che dobbiamo guardarla da un’altra prospettiva, anche se ci può sembrare sciocco o assurdo, ci dobbiamo provare. 
 

A volte dobbiamo smettere di essere spettatori ed avere il coraggio di salire sul palco, il coraggio di far sentire la nostra voce anche se non è bella o profonda come vorremmo, il coraggio di mostrare il nostro corpo anche se ci sembra grasso o imperfetto, il coraggio di avere la luce puntata dritta negli occhi anche se sei timido e ti vergogni come un cane. Dovreste provare a salire e sentire come batte il cuore e come tremano le ginocchia, è un’emozione che si rinnova ogni volta.

Da lassù tutto è diverso, la prospettiva è diversa, non hai ostacoli davanti, vedi tutti, vedi tutto, in profondità.
 

Da lassù ti prendi il diritto di non essere più te stesso, lassù sei un’altra persona e ti prendi anche il lusso di capirla, perché imparare una parte non significa imparare a memoria un copione e recitare una successione di parole, no, tu entri nel pensiero di un altro!
 

Dovreste provare a salire e sentire cosa si prova ad identificarsi in un’altra persona, non lo facciamo mai nella vita! Siamo bravi a criticare, ma non ad immedesimarsi negli altri. L'empatia è caratteristica di pochi!
 

E quando non ti ricordi più il copione? Quando tutto diventa buio davanti agli occhi e ti senti perso? Qui si improvvisa!  Troppo spesso nella vita si ragiona, si pensa, si riflette a tutte le conseguenze del caso, no no no, qui no! Qui si improvvisa, si inventa e sennò….. arriva sempre qualcuno da dietro le quinte ad aiutarti, con una voce, con un gesto, con uno sguardo.
 

Perché fare teatro è fare gruppo, lassù non siamo soli, lassù siamo tutti insieme e se per caso sbagli qualcosa nessuno si arrabbia, casomai si ride!
 

Lassù ci si mette in discussione, con un po' di paura, ma alla fine che ci importa quel che pensa la gente…… Ditemi la verità, cambia davvero qualcosa se qualcuno nella vostra vita pensa che tu non sia stato davvero bravo? Ma che ce ne frega….


 


 Vi voglio bene!




 

venerdì 30 dicembre 2016

Regali di Natale fai da te, con il cuore

Come l'anno scorso anche quest'anno mi sono dedicata a fare qualche regalino fai da te. Voglio essere assolutamente sincera con voi, la manualità è tutta mia, ma l'idea no, sono stata ispirata da due fantastiche artiste che questa cosa la fanno di mestiere e le vorrei assolutamente citare, andate a vedervi (dopo aver finito di leggere il post) il blog di lebianchemargherite e di epistyle, sono fantastici doni che potete fare ai vostri amici.

Io ho provato a farli da sola.

Occorrente:
legnetti di mare
filo di rame
cordoncino animato
sgorbi
pinze
carta decorativa
vinavil
fantasia.
 
E una copia di casafacile sempre a portata di mano.




Una volta che ho avuto a disposizione tutti i materiali, ho pensato alle bambine a cui avrei fatto questo regalo.


Ho pensato a Adriana e al nuovo fratellino Arno. Ho pensato alla bellezza di essere fratello e sorella.


Fratello e sorella.
E' condividere una stanza,
è condividere l'amore,
è la consapevolezza che non sei l'unico,
ma che non sei solo.




Poi ho pensato a Sveva, alla sua vitalità, ai suoi riccioli scomposti:


Ma quant'è bella quella sensazione,
di tornare ad essere bambina,
con i palloncini che volano al vento
e i capelli spettinati.



Infine ho pensato a Adele e alla sua passione per la musica.


 
Perché nella vita non importa
se sei stonato
o se le parole non le sai.
Riprendiamoci il diritto di cantare
come vogliamo noi,
non come vogliono gli altri.



Con questi pensieri vi auguro buone feste.

venerdì 9 dicembre 2016

Luoghi magici - le camerette dei bambini


Le camerette dei bambini sono dei luoghi magici dove le fantasie diventano realtà.

Custodiscono i loro sogni più belli, vi si posano le loro speranze, nascondono i loro segreti e preservano le loro immaginazioni.

Sono luoghi senza tempo.

Così, per loro, ho voluto creare un’atmosfera originale, una stanza piena di cose fatte a mano, da me, per ritrovare la magia, la suggestione delle cose uniche e fatte con amore.

Vi ricordate le cose che vi avevo fatto vedere nei post passati?

 

Ecco qualcosa:

L’armadio baule di nonna Assuntina


 
La vecchia cassettiera di Giulia
 
 Il cassetto mensola

 
Il lampadario Costellazioni Amorose
 
 La casetta del colibrì
 
 
Oggi finalmente abbiamo aggiunto un altro tassello al nostro puzzle….
Ma non sarà l’ultimo perché troppe sono le idee che ho in testa.
Le testate dei lettini, e adesso vi spiego come fare:
Occorrente: Sagoma di compensato – Gommapiuma – Tessuti
 
  
 
Fatevi tagliare dal vostro falegname (o da sole con il seghetto alternativo) la sagoma a vostro piacimento, io l’ho fatta a forma di casetta 
(e nel frattempo Ines si è divertita a colorarla).
Ho ritagliato la gommapiuma con la stessa sagoma lasciando 3 centimetri di margine, che ho ripiegato dietro e attaccato con la spara-punti.
Per il tessuto potete fare la stessa cosa con la sparapunti oppure, se avete tempo e voglia, potete cucire l’orlo con il velcro, così potete togliere il rivestimento per lavarlo ogni volta che volete.
 
 
  
 
 
 
Ecco quello che è venuto fuori, carine vero?
 
  
 
 
 
E questa è la cameretta: 
 
 
 
 
E ricordatevi di non smettere mai di sognare!!!!
 
 
 
Quando il primo bambino rise per la prima volta, la sua risata si sbriciolò in migliaia di frammenti che si sparpagliarono qua e là. Fu così che nacquero le fate.

Sir James Matthew Barrie – Peter  Pan
 
 
 
 
 
 

venerdì 25 novembre 2016

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Oggi ,il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, un tema a me molto caro e sentito. Proprio per questo ho voluto dedicare alcune pagine del mio romanzo a questo argomento. Ecco una pillola (in maremmano)


<<Sai da quel giorno il tù babbo diventò sempre peggio, un gli potevo dì più niente. Un giorno che gli risposi m’allungò na manata tanto forte che mi fece venì il livido nel naso. Provavo a coprillo colla zazzera, ma si vedeva. La moglie del Cappone se n’accorse e mi prese dapparte e mi fece un monte di domande, ma io gli negai tutto, che dovevo fà. Durò così pe’ mesi, Cicera, ogni sera che tornava a casa dopo avè bevuto era lezzo, io speravo che quella notte era diversa, perché lui ogni volta me lo prometteva. Invece niente, Cicera, lui tornava coll'odore di vino e di sudore e coll’alito acido. A me mi veniva la nausea, un lo sopportavo più. Bastava un niente pe’ fallo diventà violento, anche quando un beveva. Ormai Cicera avevo imparato a conoscelo e iniziai a compiacello, gli chiedevo scusa senza avè fatto niente, gli davo ragione anche se un l’aveva, pur di placà l’odio che, lo sapevo Cicera, sarebbe scoppiato da un momento all’altro. Quando s’arrabbiava c’aveva le vene che s’ingrossavano, il viso diventava viola e l’occhi uscivano dall’orbite. Io un l’avevo mai visto così, la prima volta m’impaurii. Le sue mani iniziarono a colpimmi sempre più spesso e io un mi volevo fa sentì all’inizio da quell’altri pastori, allora mi facevo piccina piccina in un angolo della capanna cercando di un urlà per un sveglià nessuno>>.

<<Ma mamma perché non hai reagito?>>

<<Oh Cicera, perché, perché. Facile fà ‘ste domande, ti ci volevo vedè al posto mio!>> mi dicesti <<Perché lui era il mi’ marito, che facevo lo denunciavo? Poi lui mi prometteva che un l’avrebbe più fatto, ogni volta attaccava a piange e mi chiedeva perdono, mi implorava e mi giurava che quella era l'ultima volta, Cicera. Poi diventava boncitto boncitto, dovevi vedè, mi giurava che le su’ mani m'avrebbero solo accarezzata d’ora in poi>>

<<E tu ci credevi>>.

<<Ci credevo sì. Col sangue che mi colava dal naso mi ritrovavo lì a consolallo, a convincelo che io gli credevo e che sarei stata pe’ sempre co’ lui>>.
 
            <<Non ci posso credere mamma, che bastardo!>> ti dissi.

            Tu mi guardasti sorpresa per la parola che era uscita spontanea dalle mie labbra.
            Il bastardo era mio padre e non ti tornava, vero?


Uomini amate le donne, accarezzatele, sfioratele, baciatele, leccatele, spogliatele. Uomini parlate con le donne, rideteci, giocateci. Uomini commovetevi, emozionatevi.



mercoledì 23 novembre 2016

Ritroviamo noi stessi - letture per grandi e per piccini


Oggi vi voglio parlare di due libri, quelli che mi accompagnano in queste sere d’autunno, quando con i miei bimbi ci mettiamo i primi pigiami caldi e ci accucciamo sotto le coperte per cercare il tepore.  
 
 

Alessandro e il topo meccanico  di Leo Lionni

Alessandro è un topolino triste che vive in una casa in cui nessuno lo vuole. Sono tutti ostili e lo scacciano con la scopa. Lui non riesce a capire, vorrebbe solo avere qualche briciola, non chiede altro. Poi incontra Pippo, un topolino meccanico, che invece è amato e coccolato. Sono simili, ma Pippo ha le ruote al posto delle zampine e una chiave di ferro nella schiena. I due topolini diventano amici, ma Alessandro è invidioso, vorrebbe diventare anche lui un topo meccanico per essere amato. Un giorno gli si presenta l’occasione, grazie ad una lucertola magica, che lo può trasformare in un altro animale, a sua scelta. Al ritorno a casa scopre che Pippo nel frattempo è stato riposto in uno scatolone e rimpiazzato dai nuovi giochi. Alessandro capisce l’importanza di essere se stessi e deciderà di non trasformarsi in un altro animale, ma di aiutare Pippo a diventare un topo vero. “I due amici si abbracciarono colmi di gioia. Poi corsero verso il sentiero del giardino. E lì danzarono fino all’alba.”

 

Strappami la vita di Angeles Mastretta

La bella Catalina sposa giovanissima il generale Andrés Ascensio, uomo potente e più vecchio di lei che ha militato nella Rivoluzione messicana e diventa poi governatore dello Stato di Puebla, in Messico. Il generale, con gli anni, acquista prestigio e ricchezze e Catalina è costretta nella parte di moglie impeccabile di un politico senza scrupoli. Lui si rivela un traditore ed un assassino. Catalina cresce e diventa una donna. Inizia a sentirsi sempre più sola e insofferente al suo stato di moglie del generale Ascensio, ma non le risulta facile ribellarsi. Ma un giorno incontrerà il musicista Carlos Vives e troverà sé stessa.
 
Buona lettura!

venerdì 4 novembre 2016

Ottobre vola - lavori autunnali

Ottobre è volato via come le foglie gialle. Se n'è andato così, senza aspettarmi. Sono finite le passeggiate all'alberese, le giornate si sono accorciate, è passata la sagra del tordo e il compleanno di Pietro. Ottobre se n'è andato e mi ha lasciato un po' triste, in casa a cercare qualcosa da fare, per passare le domeniche. Ma io, che non amo i centri commerciali, qualcosa da fare la troverò sempre per scaldarmi le mani. Perché il mio divano è scomodo e io non amo passarci più di mezz'ora, dopo fremo.... Questo è mio primo lavoro di questo autunno.
 
Occorrente:
Mobile di recupero.
Colori aggrappanti
Carta decoupage
Colla vinavil
Pennelli, grandi e piccoli
Protettivo
Fantasia
 
 
 
Versione originale

 
 
 
Versione camera dei bambini
 
 
 
 
Versione camera dei grandi



 
 
 
 
 
Con tutte le idee che ho in testa, volerò via con Ottobre per far passar presto questo inverno che mi ghiaccia il cuore. Le raccoglierò tutte le foglie che cadono a terra.
 
 
 
 
 
 

mercoledì 28 settembre 2016

Salviamo l'Alberese

Se l'altro giorno ero lunatica perché pioveva, questo fine settimana mi ha rimesso al mondo. E' il sole che mi ha dato nuova energia. E' l'Alberese che mi fa rinascere. E' un posto così bello, puro, naturale, che mi rigenera. All'alberese sono me stessa, sono spontanea, genuina, disinvolta. All'Alberese costruiamo capanne, siamo immersi nella natura, ci sentiamo selvaggi. I bambini giocano senza litigare, non ce n’è motivo, non ci sono giochi da contendersi, ci sono solo legni, sabbia e acqua. Io trovo qui l’ispirazione, cammino alla ricerca (disperata) di legni di varie forme e dimensioni, per i miei lavori invernali. Sono loro poi che trovano me, sono lì piantati che mi aspettano, con le loro braccia alzate al cielo a salutarmi. Io in questo posto trovo la pace, la serenità.
Guardate che posto è questo:

 
 
Ho saputo vogliono togliere i legni da Marina di Alberese, perché a qualcuno non piacciono, o forse hanno trovato il modo per farci i soldi, vorrebbero sbriciolarli e farci il pellet per le stufe.
Ma non è possibile, l’Alberese senza legni non è l’Alberese, è come sbriciolarmi l’anima e farmi a brandelli. Non permettiamo che succeda vi prego!
 

mercoledì 21 settembre 2016

Arriva l'autunno

E' oggi o domani il solstizio d'autunno?
Ci sono pareri discordanti su questa data, io ho deciso che è oggi il primo giorno d'autunno.
Sono triste perché siamo alla fine dell'estate, le giornate si accorciano e mi sembra di non avere più tempo a disposizione per fare tutto quello che vorrei.
Mi manca la luce.
Poi oggi piove e io sono lunatica.
Non sopporto nessuno.
Ci sono anche queste giornate, credo che succeda a tutti essere irritabili ogni tanto. In realtà se ci penso bene la mia intolleranza sta diventando sempre più grande e un po' mi fa paura.
Non riesco più a sopportare certi atteggiamenti di ignoranza nelle persone, certe situazioni di mancanza di rispetto assoluta.
Perché la gente è così egocentrica.
Se prima ingoiavo, adesso sparerei a zero su tutti.
Devo assolutamente ritrovare un po' di diplomazia.
Devo ritrovare un po' di zen.
Devo meditare.





lunedì 19 settembre 2016

Pillole di romanzo (2)


L’aula era stata ricavata in un grande capannone dove prima i soldati tenevano i cavalli e l’odore di sterco aleggiava ancora nell’aria, anche se forse sembrava solo a me.
Eravamo tanti bambini e ci divisero in vari gruppi, a rotazione stavamo nell’aula principale dove c’era la lavagna, anche se mancavano spesso i gessi e la cimosa. Quando il tempo lo permetteva la maestra ci faceva stare all’aperto e ci spiegava l’orientamento, il nord, il sud, la sinistra e la destra. Ci insegnò la rosa dei venti e il ciclo del sole, le stagioni, i mesi, le settimane, i giorni. Capii il significato del tempo e la durata delle cose. Ogni entità nasce, cresce e muore, come il sole. Compresi anche che tante cose alla fine del loro ciclo di vita potevano essere riciclate, adattandole a un uso diverso da quello iniziale.
La maestra era una ragazza giovane e carina, che veniva dalla città di Grosseto tutte le mattine con la bici, era brava e paziente e non dava nulla per scontato. Intese subito che eravamo avidi di sapere qualsiasi cosa, così trovò facilmente uno sfogo alla sua voglia di insegnare al di fuori dell’ordinario. Si era affezionata a noi e spesso restava oltre l’orario della scuola per soddisfare le nostre domande più assurde. Mi piaceva andare a scuola, sapevo che se avessi studiato, avrei presto imparato tante cose nuove e avrei avuto la possibilità di uscire da lì per guadagnarmi da vivere da sola. Ero già consapevole che avrei dovuto farcela da sola, di sicuro non avrei permesso al destino di lasciarmi lì per sempre, non avrei lasciato la mia vita volare dove voleva il vento, non sarei rimasta allo sbando senza lottare. Non dovevo farmi condizionare dalla sorte, la mia strada avrei dovuto trovarla da sola, ero fermamente convinta di questo fin dall’età di sei anni. E quindi mi impegnavo a imparare a leggere, a scrivere, a contare e imparai subito tutte le tabelline a memoria.
La scuola mi aprì nuove frontiere e cambiò il modo in cui mi approcciavo al mondo. Adesso notavo cose che prima non vedevo. Leggere diventava una scoperta, se prima una scritta in un cartello non significava niente, adesso la comprendevo. Leggevo le carte che trovavo per strada, leggevo i giornali vecchi a nonno. Questa forse era la cosa che più mi piaceva, leggere i giornali a nonno. Lui era entusiasta di questa novità e anche se le notizie che gli leggevo erano vecchie di alcune settimane a lui non importava. Sentivo che era orgoglioso di me e questo mi dava forza, speranza, fiducia.  Mi sentivo unica in famiglia, avevo finalmente qualcosa in più, gli stavo dimostrando che mi sarei riscattata.